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Mangiare la paura. Storia di un ragazzo kamikaze

Mangiare la paura. Storia di un ragazzo kamikaze

Recensione di Cecilia Corni, Gruppo di lettura” 3000 modi per dire libro”.

Con questo romanzo emozionante Antonio Ferrara ci insegna l importanza di andare oltre ai pregiudizi, di cercare le motivazioni nascoste dietro ad un azione, per quanto sbagliata questa sia, invece che condannare senza riflettere. Ci mostra come spesso ci sia molta più innocenza in chi compie un delitto che in chi lo rende giusto agli occhi del colpevole. Un bambino già adulto deve compiere una scelta. Con tutta la dolcezza della sua età  Irfan ama la vita. Sorride al fratello matto, curioso si interroga sul la natura del mondo, della vita, e di tutto ciò che lo circonda. Ama le storie del nonno, che gli racconta come crescere le rape e le avventure della sua giovinezza. La scuola è dura per lui alla madrassa , scuola coranica che ha cominciato a frequentare per non pesare sulla famiglia in difficoltà. Qui si mangia bene, a differenza che a casa,  il lavoro é difficile ma almeno c’è un letto caldo. Nonostante questo Irfan sogna casa sua, dove il cibo è poco ma può  abbracciare la mamma e vedere Nadia passeggiare sotto casa sua. Ama Nadia. Un giorno la sposerà anche se lei ancora non lo sa. È a lei che pensa mentre il mastro, Jabbar  lo colpisce con la sua asta di legno come punizione per non essere riuscito a ripetere l’intera sura senza sbagliarsi. A scuola si impara il corano, dicono. Si imparano a memoria le sure per diventare un buon musulmano. Si impara a desiderare quello che vuole Allah, la morte degli infedeli.  Si impara che la morte altro non è che la porta per un mondo migliore, dove i buoni musulmani troveranno eterna felicità e salvezza mente gli infedeli solo dolore e disperazione. Si impara la gioia del sacrificio per il proprio dio. Irfan desidera con tutto il cuore essere un buon musulmano e fare così fiera la sua famiglia. Sogna di diventare un martire di Dio per rendere il mondo un po’ migliore e  avere il premio della salvezza. Sa che questo è il massimo che si possa desiderare. Sa guidare benissimo. Il maestro conosce le sue potenzialità  e aspetta, per dargli una missione speciale. Quando corre sulla sua splendida macchina nera Irfan è davvero felice, tutte le preoccupazioni volano via con l’accelleratore. Sempre. Tranne quella volta. Il marchingegno appoggiato sul sedile accanto, nefasto compagno di viaggio. Solo. Diretto verso il suo destino.

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